Alceste Campriani Odalisca olio su tela, cm 80x130 firmato A. Campriani Napoli in basso a destra firma sul retro Opera rara di Alceste Campriani noto più come paesaggista che nella sua vocazione di pittore “orientalista”. L’ispirazione per questo soggetto probabilmente gli fu suggerita da una sollecitazione, di matrice internazionale, offerta dalla regia del francese Adolphe Goupil, con cui l’artista stipulò un contratto di produzione della durata di quattordici anni, dal 1871 fino al 1885 (cfr. Vittorio Pica, Artisti contemporanei. Alceste Campriani vol. XVII, 1903, p. 407). Il quadro offre la visione di un interno affastellato di oggetti, dalla pianta di banano al paravento esotico, che riquadra l’angusto spazio della dormeuse sopra la quale sono riposti tessuti di varia natura e formato, dal tappeto alla biancheria di lino, alla morbida pelliccia di tigre dove l’ammiccante giovinetta è distesa, offrendosi alla morbosità dell’osservatore. Il nudo femminile è segnato da una forte caratterizzazione realistica, evocatrice del celebre modello della Maja desnuda di Goya, richiamando la fortuna di temi esotici, palesemente noti a Napoli attraverso la pittura di Mariano Fortuny y Marsal, l’artista spagnolo che lasciò, nell’ambiente artistico napoletano, dove si andava formando Campriani, appassionati proseliti. Dopo il 1874, cioè immediatamente dopo la morte dello spagnolo, s’intensificò l’interesse per questi soggetti orientalisti di successo che ebbero un loro riconoscimento ufficiale nell’occasione della prima Esposizione Nazionale, tenuta a Napoli nel 1877, dove fu presente un’opera, molto simile nel soggetto al nostro dipinto, realizzata dall’artista napoletano Odoardo Tofano (La Favorita del sultano). Il soggetto di Campriani sembra, tuttavia, sollecitare direttamente alla memoria il modello di un’Odalisca (Barcellona, Museo Nacional d’Art de Catalunja) di Fortuny (1861), esempio del compromesso fondato da una nuova sensualitàclassicista in versione esotica. L’Odalisca di Campriani sembra, dunque, ricondursi ad una fase di produzione circoscrivibile tra 1874 e il 1880 segnata anche dalla produzione “orientalista” del Morelli. E’ datato al 1877 il dipinto del Morelli, L’Odalisca -nota come Una donna dell’Oda- che il mercante Goupil tentò , invano, di acquistare a Napoli (Cfr. Caterina Olcese Spigardi, Ottocento in salotto, Cultura, vita privata e affari tra Genova e Napoli, Firenze 2006, pp. 164-166). Luisa Martorelli
Alceste Campriani Odalisca olio su tela, cm 80x130 firmato A. Campriani Napoli in basso a destra firma sul retro Opera rara di Alceste Campriani noto più come paesaggista che nella sua vocazione di pittore “orientalista”. L’ispirazione per questo soggetto probabilmente gli fu suggerita da una sollecitazione, di matrice internazionale, offerta dalla regia del francese Adolphe Goupil, con cui l’artista stipulò un contratto di produzione della durata di quattordici anni, dal 1871 fino al 1885 (cfr. Vittorio Pica, Artisti contemporanei. Alceste Campriani vol. XVII, 1903, p. 407). Il quadro offre la visione di un interno affastellato di oggetti, dalla pianta di banano al paravento esotico, che riquadra l’angusto spazio della dormeuse sopra la quale sono riposti tessuti di varia natura e formato, dal tappeto alla biancheria di lino, alla morbida pelliccia di tigre dove l’ammiccante giovinetta è distesa, offrendosi alla morbosità dell’osservatore. Il nudo femminile è segnato da una forte caratterizzazione realistica, evocatrice del celebre modello della Maja desnuda di Goya, richiamando la fortuna di temi esotici, palesemente noti a Napoli attraverso la pittura di Mariano Fortuny y Marsal, l’artista spagnolo che lasciò, nell’ambiente artistico napoletano, dove si andava formando Campriani, appassionati proseliti. Dopo il 1874, cioè immediatamente dopo la morte dello spagnolo, s’intensificò l’interesse per questi soggetti orientalisti di successo che ebbero un loro riconoscimento ufficiale nell’occasione della prima Esposizione Nazionale, tenuta a Napoli nel 1877, dove fu presente un’opera, molto simile nel soggetto al nostro dipinto, realizzata dall’artista napoletano Odoardo Tofano (La Favorita del sultano). Il soggetto di Campriani sembra, tuttavia, sollecitare direttamente alla memoria il modello di un’Odalisca (Barcellona, Museo Nacional d’Art de Catalunja) di Fortuny (1861), esempio del compromesso fondato da una nuova sensualitàclassicista in versione esotica. L’Odalisca di Campriani sembra, dunque, ricondursi ad una fase di produzione circoscrivibile tra 1874 e il 1880 segnata anche dalla produzione “orientalista” del Morelli. E’ datato al 1877 il dipinto del Morelli, L’Odalisca -nota come Una donna dell’Oda- che il mercante Goupil tentò , invano, di acquistare a Napoli (Cfr. Caterina Olcese Spigardi, Ottocento in salotto, Cultura, vita privata e affari tra Genova e Napoli, Firenze 2006, pp. 164-166). Luisa Martorelli
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